Now are thoughts thou shalt not banish -
Now are visions ne'er to vanish -
[Avrai pensieri che non potrai bandire -
visioni che mai più svaniranno -]
E. A. Poe_ Spirits of the deadCapitolo IAbbandono, ecco la parola che riassume la mia vita.
Come ogni notte mi ritrovo a girovagare per i sobborghi di Montmartre, q ui sono piuttosto famosa: sorrido amaramente, bella fama che mi sono fatta.
Mi fermo davanti all'entrata del "Jungleur" un pub piuttosto squallido ma accogliente, in un certo senso è la mia casa.
Mille occhi mi scrutano vogliosi, sospiro purtroppo non sono un tipo che passa inosservato. Mi ravvivo la chioma corvina, i lunghi capelli solletica no i fianchi: piacciono ai clienti, li trovano sensuali.
Prendo fuori uno specchietto dalla mia borsetta e controllo il trucco pesante attorno agli occhi verdi, sistemando la frangia
Chiudo lo specchietto e lo rimetto al suo posto, afferrando un pacco di sigarette e accendendomene una con stizza. Odio attendere, soprattutto se p oi scopro che ho atteso tutta la notte invano!
Il nervoso viene placato dalla nicotina che sento circolarmi dentro, la asp iro a boccate avide: ecco l'unico piacere in quella vita di merda.
Mentre riporto la sigaretta alle labbra per un ultimo tiro mi si para davanti un uomo traballante, i suoi occhi sono la prima cosa che noto. Due pozze ghiacciate.
Il labbro inferiore gli trema come se provasse freddo o volesse parlare ma non ne avesse la forza. Alla fine lo sento chiedermi di fare due passi, il fran cese è stentato, inarco un sopracciglio scettica, modo alquanto singolare di rimorchiare una puttana.
Finisco la sigaretta e la getto per terra spegnendola con la punta dello stivale avviandomi, muovendosi a scatti il tipo mi affianca, in un certo se nso mi intimorisce con i suoi modi di fare.
Mentre camminiamo sono come rapita emotivamente dall'uomo accanto a me. I suoi lunghi capelli neri sono raccolti in una coda bassa che ondeggia a ogni suo passo. Devo essere sincera i tipi con i capelli lunghi non mi sono mai piaciuti, ma lui...
Continuo a guardarlo tentando di capire perchè ha un'aria così familiare.
Ad un tratto senza quasi che me ne accorga si volta verso di me, gli occ hi mi danno l'impressione di essersi schiariti, sono quasi bianchi. Sebbene ab bia un aspetto molto inusuale mi attrae in una maniera morbosa, quasi malsana.< br> E' la prima volta che voglio con tutta me stessa qualcuno. E sono decisa ad ottenere ciò che voglio, anche lì in quello squallido quartie= re, in mezzo ai vicoli unti.
Lo bacio.
Sento le sue braccia avvolgermi, mi accarezza bramoso i capelli stringen domi a sé, dai capelli passa al collo.
La sua mano è tremendamente fredda e non fa che aumentare i miei bri vidi di piacere.
Gemo fra le sue labbra.
Le sue mani esplorano il mio corpo, i miei sensi sono attenti a tutto facendomi provare sensazioni indescrivibili.
Con le gambe mi avvinghio al suo bacino, con le mani gli prendo il viso tra le mani e continuo a baciarlo.
Se non fossi troppo presa da tutto quello che stavo facendo mi sarei acc orta dei piccoli topi che scappano via terrorizzati, da un nugolo di uccelli notturni che si libera nel cielo unto. Ma chi se ne frega di tutti quei dettagli, finalmente so ciò che voglio.
Con uno scatto quasi animale mi sbatte alla parete dietro di me. La bott a mi provoca una scossa di adrenalina che mi scorre per tutto il corpo, sospiro gemendo mentre mi stacco da lui per riprendere aria.
Lo fisso per un attimo interminabile negli occhi che continuano a schiar irsi, ora sono quasi argentati con delle pagliuzze cremisi. Lo voglio, lui deve essere mio stanotte.
Butto indietro la testa scostandomi tutti i capelli dal viso, io una sempli ce prostituta di diciotto anni so cosa voglio? Ironico.
Volgo nuovamente la mia attenzione a lui, lo sguardo gli balena e sembra sul punto di perdere conoscenza, le labbra tremano ancora.
Lo voglio, lo bramo.
Inizio a scoprirgli le spalle coperte dalla giacca nera, gli bacio il co llo risalendone il profilo e rigettandomi sulle labbra.
Lui imita tutti i miei gesti, inarco la schiena mille brividi mi attraversa no mentre mi bacia la parte scoperta del petto risalendo la linea del collo, lasciandomi una linea incandescente di baci.
Poi il dolore.
Sento una fitta fulminante che dal collo mi parte e arriva al cervello.
Gli occhi mi bruciano, la vista mi si offusca poi nulla sono... cieca?
Provo a urlare, ma sento la voce che mi sparisce tutto di colpo, sono muta. ..
Mi sembra di aver varcato le soglie dell'inferno. Non immaginavo che la mor te potesse essere così dolorosa, il dolore si estende agli arti che si irrigiscono e poi vengono meno al mio controllo. Mi sembra di essere stata privata di braccia e di gambe, sto diventando una bambola di carne.
Anche il cuore continua a perdere battiti, lo sento fare dei sobbalzi ogni tanto, strano ma vero sono ancora cosciente infatti sento i baci che contin ua a pormi sulla pelle.
I suoi baci sono l'unico contatto che ho ancora con la realtà.
Vorrei vederlo un'ultima volta, ma non vedo.
Vorrei sentirlo sulla mia pelle, ma non sento.
Vorrei urlare il mio dolore, ma non ho più voce.
Cosa mi stà accadendo, non riesco nemmeno io a capirlo, se st&ogr ave; morendo, nemmeno la morte è una pacchia come avevo sperato fo sse in realtà.
I miei pensieri vagano liberi, non capisco più nulla quindi mi af fido a loro.
Mi tornano in mente dei vecchi episodi della mia vita, episodi che non ricordo nemmeno di aver vissuto
Un bimbo e una bimba entrambi con capelli corvini e occhi chiari, un cortil e, una casa. Le immagini si sovrappongono e spariscono.
Una voce lontana -Gabrielle? Raphaël? Rientrate che è freddo fuori!- La voce della mamma, ma Raphaël chi era?
Un'altra immagine, una donna in lacrime sulla porta con un bambino dai cape lli corvini in braccio. Un'altra voce -Lei è mia!-
Un'altra immagine, un viso offuscato come se visto da un cieco o attraverso una patina opaca, una donna che strattona una bambina.
Lentamente le immagini prendono a susseguirsi in modo sempre più vel oce, le voci parlano più velocemente.
La mente mi sta scoppiando, ma non posso urlare, piangere, gemere, nulla so no inerme nel dolore, voglio porre fine a tutta questa straziante situazione. Voglio morire!
Lentamente la mia mente cade in un sonno senza sogni... ma si può definire, sonno?
Se solo qualcuno mi avesse accennato a ciò a cui andavo incontro...
Perchè mi hai fatto questo mio giovane angelo ammaliatore?
Pensavi che forse mi sarei rifiutata?Capitolo II-Gabrielle... mi dispiace non volevo!-
Di chi è questa voce? Perchè la persona pronuncia il mio nome disperato? Sono morta... finalmente?
Sento il peso del corpo gravarmi sopra, sento le braccia pesanti e le gambe intorpidite. La testa al contrario è leggera e libera da tutte quelle voce e immagini.
Provo a muovere la testa, ma il collo reclama la mia attenzione. Ancora dolore.
-Oh Gabrielle! Mon trésor! Mi dispiace!-
La voce è soave ed impalpabile è leggera e le sue note disperate mi sfiorano come le note gravi di un'arpa.
Provo a portare le mani al viso per scostarmi una ciocca che sento sfiorarmi le labbra, con mio stupore ci riesco.
Riesco anche a riaprire gli occhi, ci vedo!
La prima cosa che vedo è il letto a baldacchino su cui sono adagiata, le leggere coperte di seta carminie mi sfiorano la pelle. Mi guardo attorno, il luogo in cui mi trovo è sconosciuto, la stanza è lussuosissima e le stoffe che mi coprono hanno l'aria di essere costosissime.
Sono disorientata, ricordo il "Jungleur" e l'incontro con un uomo.
Un lieve aroma di fiori mi acquieta l'animo, penetrandomi nelle narici, poi lo zampettio di un gatto mi rallegra l'animo. Sento anche il rumore delle macchine in strada che turbano la quiete notturna.
Sento il passo di un uomo venire verso di me.
Alzo il busto a sedere e riapro gli occhi.
Annaspo nelle coperte di seta, mi guardo attorno accorgendomi che non c'è nessuno qui, e le finestre sono chiuse, come ho fatto ha sentire tutte quelle cose?
Tremo, ho paura, sono terrorizzata da tutto questo susseguirsi di eventi, mi tengo la testa con le mani ho paura possa scoppiare, non capisco più nulla!
Sento un giramento di testa e mi riappoggio fra le lenzuola cremisi richiudendo gli occhi. Cosa, come mi devo comportare? Che cosa ho fatto per sentirmi così?
La porta si apre e compare l'uomo dagli occhi di ghiaccio.
E' diverso, i suoi lineamenti duri, gli occhi chiari, non ci sono più. Davanti a me un uomo dagli occhi di un profondo celeste, la pelle diafana e le labbra appena pronunciate. I capelli neri raccolti in una coda bassa, tutto in lui è come assemblato sapientemente, è bellissimo.
Ne rimango rapita un'altra volta. -Raphaël...-
Quel nome soave mi esce dalle labbra senza che io volessi realmente dirlo.
Lui si avvicina e inginocchiandosi al lato del letto mi prende una mano fra le sue. -Allora mi hai riconosciuto, Gabrielle.-
Sussulto, la mia mente mi vuole obbligare a credere che lui sia il bambino delle visioni, poi continua a parlare senza darmi tempo di replicare. Stringe i denti in una smorfia di disappunto. -Oh Gabrielle, questo non doveva essere anche il tuo destino, io... io non ero in me!- Si copre il viso con le mani. -Oh mon trésor, ma petite soeur, perdonami!-
Soeur? Deglutisco... sorella!?
-Come prego?- Impossibile io non ricordavo di avere fratelli, ma magari chi lo sa, avrà abbandonato anche lui, era l'unica cosa che sapeva fare bene quella donna! Abbandonare!
Con un gesto veloce mi porge un bicchiere. -Bevi-
Prendo il bicchiere e lo porto alla bocca. Appena sento l'odore della bevanda ne rimango ammaliata, ha un aroma ferroso e invitante. Bevo quel nettare avidamente mentre mi scende in corpo mi sento rinascere, le forze mi tornano immediatamente e la mente è meno annebbiata. Mi pulisco la bocca con il dorso della mano e mi blocco. Sangue. Un rivolo cremisi mi sporca la mano nivea.
Guardo nel bicchiere, al suo interno altre stille cremisi. Urlo terrorizzata le mie mani non riescono più a tenere fra le mani il bicchiere e mi cade, non so se sono più terrorizzata dal sangue di per sè o dalla consapevolezza di ciò che avevo pensato pochi attimi prima. -Se tutto questo è uno scherzo è davvero di pessimo gusto! Spiegami cosa diavolo sta succedendo!-
Sospira. Lui sospira? A confronto di tutto ciò fare la prostituta di qualche ricco grassone non era poi malaccio, invece ora sono fra le mani di uno che dopo avermi fatto passare le pene dell'inferno mi chiama sorella e poi mi dà del sangue da bere.
-Gabrielle...- Con una mano mi accarezza il viso e anche se non vorrei essere sfiorata da quel pazzo resto immobile. -...tu sei la mia sorellastra, nostro padre è Remiel du Nord. Mi a mamma ti aveva preso con se quando aveva scoperto che tua madre ti aveva abbandonata... poi ti ha rivoluto con sè e ci hanno separati nuovamente...
Ieri sera non so come mi sono ritrovato a Montmartre per vedere se erano vere le voci che avevo sentito poi appena ti ho vista sono caduto nell'oblio della sete.
Avevo troppa sete, e il tuo odore mi ha stordito i sensi non facendomi capire più nulla.- Si gratta nervosamente il capo e riprende a parlare, gli occhi noto che indugiano su di me. -Ora sei come me, e sei mia.-
Le ultime parole mi colpiscono, è quello che ho sempre voluto sentirmi dire. Poi assimilo lentamente anche tutte le altre.
Fratelli.
Remiel du Nord.
Sete.
Deglutisco a quel pensiero come se risvegliasse qualcosa dentro di me. -Sete?-
Magari se ci penso su riesco a capire cosa ho, ma niente, tutti questi rigiri di parole mi hanno confusa solamente.
-Gabrielle, ora sei una vampira anche tu-
Ora. Sei. Una. Vampira. Frase di facile comprensione.
Sei. Una. Vampira.
Inizio a ridere. -Ma ti rendi conto di ciò che mi stai dicendo? Tu sei matto!! I vampiri non esistono! Tu non puoi essere un vampiro!-
Sogghigna, il suo viso diventa con ogni espressione più bello. -Quel sangue prima, ti è piaciuto non è così?-
Si. Vorrei urlarlo, si mi è piaciuto, ma non ne ho il coraggio e abbasso il capo sconfitta dalla consapevolezza della verità.
Lo vedo indicare con la mano sinistra il mobiletto accanto al letto. -Apri il cassetto di questo mobile- Faccio come detto e appena lo apro i miei occhi scorgono qualcosa che con il suo luccichio mi fa girare la testa. Allungo le mani al suo interno e tento di prendere la cosa che luccica.
-Ahia!- La mano mi sembrava bruciare e appena la porto davanti al viso scorgo sulle dita una cicatrice a forma di croce che lentamente si rigenera, in breve scompare alla mia vista. Non so di cosa essere più scioccata se della cicatrice o della velocità di scomparsa dalla mia mano.
-C... cosa sig... significa? Raphaël ho paura!-
Mi accarezza il viso. -Scusa è colpa mia- Io abbasso il capo, ora come ora non so se incolparlo o ringraziarlo, prima devo capire. Sempre che ci sia qualcosa da capire.
Vedo uno specchio, provo ad avvicinarmici anche se non lo nego con terrore. Mi ci pongo davanti e un gemito di stupore mi esce dalle labbra, ne sfioro rapita la superficie.
Mi rifletto. Perchè?
Cerco l'appoggio di Raphaël anche in quel piccolo momento, capire di averlo accanto mi aiuterebbe molto. Lo sento avvicinarsi, istintivamente trattengo il respiro quando sento la sua mano appoggiarsi al mio fianco. -Non me lo sono ancora riuscito a spiegare nemmeno io.-
Sfioro la superficie di quello specchio, la me stessa che vi ritrovo riflessa mi blocca tutte le parole nella gola, è ammaliante, i lunghi capelli corvini come la notte incorniciano un corpo dalla pelle di porcellana. Gli occhi verdi sono talmente vivi e colorati che quasi stonano con le loro sfumature in quel pallore. Il loro colore è quasi irreale. Le labbra sono pronunciate come prima, solo che ora hanno preso una tonalità rossa, come il sangue.
Sangue. Chiudo gli occhi cercando di calmare il mio disagio interiore, sento le mani di Raphaël che mi prendono i fianchi e mi girano verso di lui.
Le sue labbra sulle mie, ancora, quel contatto inatteso mi calma i sensi e mi fa scordare ciò a cui stavo bramando. Cos'era? Non lo ricordo più...
Mi viene in mente una parola, umana. Sorrido mentre lui continua a baciarmi.
Stupida parola, perchè mi deve distrarre proprio ora?
Incesto... Bè in effetti è e resta una parola, un concetto umano.
Avrei avuto l'eternità per capire tutto ciò che tu volevi mostrarmi in una notte...
Ancora non ho capito il motivo ma so ciò che mi hai fatto...
E ora lentamente un anno scorre via... e tu?Capitolo IIIRipenso a tutta la mia vita e perchè io ho dovuto vivere ciò che ho vissuto e tu fratello, angelo mio no?
Io ero relegata ai desideri altrui per vivere, io dovevo soddisfare le loro voglie per soldi, ma ora; Raphaël grazie a te i ruoli si sono invertiti! Un ghigno mi attraversa il viso pur non rovinando i miei lineamenti, sono loro che ora soddisfano le mie voglie...
Ti ringrazio Raphaël, so bene che quella sera tu non lo facesti apposta, ma devo ringraziarti mi hai insegnato a vivere!
E' ormai un anno che mi hai presa con te, ed è anche ormai un anno che mi hai abbandonata.
Ricordo gli ultimi segni che mi lasciasti, un giglio e un bucaneve, i nostri simboli, i fiori associati ai nostri nomi come mi dicesti, e sotto ai loro steli un foglio, ASPETTAMI.
Da principio ne fui spaventata poi lentamente cercai di capire, anche se tutt'ora mi riesce difficile. Mi avevi abbandonata come avevano fatto tante persone prima di te.
Ma non mi sono lasciata abbattere, tutto questo nulla era a confronto del ribrezzo di ciò che ero stata, il disgusto della mia vecchia vita mi sta scivolando addosso e lentamente me ne dimentico. Gabrielle du Nord ormai era un vecchio ricordo, ora sono solo Gabrielle e basta.
Ho errato e cercato in tutta la Francia, ho cercato tuoi segni che non trovavo ma al contempo ritrovavo ricordi sopiti nella mia memoria e sono arrivata a lui, nostro padre, Remiel du Nord.
Non mi stupì molto scoprire che era un vampiro antichissimo quindi vampiri e umani potevano concepire figli, ecco perchè sia io che mio fratello esistevamo, notte di follia alla maniera vampira. Remiel proprio non potevi mangiartela a lavoro finito vero? Gliel'ho chiesto un paio di volte suscitando la sua ilarità. Ma mai nessuna risposta certo che sono tipi strani i vampiri; anche il loro modo di parlare mi lascia perplessa, mi sembra di parlare con un personaggio di Poe o Wilde alle volte.
-Oh mio bucaneve, il giglio che imprudentemente ti ha abbandonata non è ancora tornato a lenire il tuo dolore?- Mentre recitava una frase degna di un poema curava i suoi fiori, i suoi unici compagni di vita. Le Belle di Notte erano come lui, come noi.
-Remiel perchè mi ha lasciata? Dove può essere ora?- Gli vado incontro attraversando l'enorme salone, la veste celeste mi accarezza il corpo e mi scivola dietro in un piccolo strascico. Le braccia coperte da uno scialle di seta bianca mi fanno apparire un angelo, ed è così che ama vedermi mio padre. Mi carezza il viso -Mia piccola Gabrielle sono certo che anche a lui ha pesato lasciarti, ma so che deve avere avuto i suoi motivi che forse non sapremo mai...-
Lo lasciai ai suoi compagni e me ne tornai nella mia camera, non immaginavo che la sete non mi condizionasse, come d'altro canto ricordavo dalle numerose storie come Dracula o Carmilla, da quello che appariva dai romanzi o dai film se un vampiro non beveva impazziva. Invece non è vero, si impazziamo ma solo se stiamo senza bere per troppo tempo, ciò che doveva aver fatto Raphaël.
Mi appoggio alla finestra e guardai fuori, il castello del padre era situato su un piccolo colle nella campagna normanna, era rilassante lo spettacolo di fronte a me.
Mi appoggiai il capo sui palmi delle mani e un lieve aroma di gigli mi stuzzicò le narici, se avesse potuto il mio cuore sarebbe sussultato.
Era tornato? Stava tornando? Le mia labbra lasciano uscire un sussurro con il suo nome -Raphaël...- Si perde nel silenzio della notte assieme ad un urlo umano e ad un ringhio non animale. Balzo dalla finestra devo capire! Il mio piede tocca il suolo con un suono ovattato e inizio a correre, il mio olfatto percepisce una lieve ma inconfondibile traccia calda e ferrosa, la seguo ed arrivo in una radura.
La morte aleggiava sopra a quella quiete, un cadavere e un corpo tramortito mi si prostravano alla vista.
Quella scena mi eccita i sensi, l'abito mosso dalla brezza notturna mi sfiora la pelle e mi svolazza attorno giocando con i miei lunghi capelli. Sento la preda tramortita riprendere conoscenza e tradendo ogni mia aspettativa anziché urlare o tentare di scappare via, mi osserva rapito, ammaliato dalla mia figura. Penso che mai dimenticherò il suo viso, la sua espressione è estasiata.
Povero uomo stai sorridendo alla tua morte.
Cammino lentamente arrivo a sovrastarlo con la mia figura, gli sorrido amorevolmente e lo vedo sospirare, mi dispiace fare quello che sto per fare. La mia attenzione viene catturata dalla sua mano che rovista nella camicia semi aperta, ne estrae qualcosa di luccicante.
Sgrano gli occhi, porta il ciondolo alle labbra e lo bacia -Ti ringrazio signore della tua benevolenza-.
Mentre pronuncia questa frase sento la testa girarmi, dannazione, devo eliminarlo prima che mi scoppi la testa!
Mi chino sopra al suo corpo con un movimento fluido e veloce, gli accarezzo il viso con una mano i miei capelli neri mi ricadono davanti e gli sfiorano il viso; mi sporgo più avanti e mi avvicino al suo orecchio. -Ti farò male, perdonami in anticipo-
I suoi occhi mi guardano alla ricerca di risposte, risposte a domande che non ha tempo di pormi. Gli bacio il collo, i nervi si rilassano sotto al tocco gelido delle mie labbra, per poi ristendersi quando i canini lentamente affondano nella carne attorno all'arteria e i muscoli si lacerano.
Sento quell'odore ferroso tanto familiare quando sconosciuto al mio corpo, il calore di quel liquido mi invade la bocca, ogni volta è per me la prima volta. I sensi si affinano al massimo, il sangue che mi rientra in circolo è come droga per il mio corpo, assaporo ogni singola goccia che mi attraversa la bocca.
Mi stacco dalla povera vittima per riprendere controllo. Il mio corpo si è scaldato, la pelle ha ripreso un calore umano.
L'odore dell'uomo svanisce assieme all'alito di vita che gli era rimasto e resta solo l'odore del giglio.
-E' sempre uno spettacolo unico- Un sussurro che soffia assieme al vento nei miei capelli.
La voce bassa e profonda mi fa vibrare le corde più profonde dell'anima. So che è inutile cercarlo con lo sguardo non è qui, non ancora per lo meno.
Mi ripulisco il rivolo di sangue che mi ha sporcato la bocca e mi volto furtiva sentendo dei passi che rompono la quiete attorno a me.
Lo rivedo.
Se potessi piangere lo farei.
-Raphaël! Mio Raphaël!- Gli corro incontro e mi butto fra le sue braccia aperte per accogliermi. -Gabrielle perdonami, ma petite fleur...-
Le mie labbra reclamano le sue.
Le mie mani lo reclamano.
Mentre mi perdo nell'oblio dei sensi, il piacere che mi pervade è estati pura.
Avevo letto qualcosa ha proposito della passionalità dei vampiri, ma nessun libro o film ne hanno mai presentato la reale travolgenza.
Ancora un pensiero mi attraversa la mente. Fratelli. Non ci do più peso a tutto ciò.
Come mi ha spiegato Remiel ormai siamo rinati, siamo due esseri nuovi, e io...
Io finalmente sono artefice della mia vita, sto sfruttando la mia seconda possibilità offertami dal destino e non la sprecherò di certo.
La mia vita di prima, la Gabrielle puttana, ormai è sepolta. Ora c'è solo la Gabrielle di Raphaël.
I nomi sono delle vere e proprie offese ai loro originari proprietari, i sommi arcangeli.
Interessante argomento di discussione devo ammettere, ma ho l'eternità per pensarci e ora proprio non ne ho voglia!
Voglio riperdermi nell'oblio come un anno fa. Anche se ora so a cosa vado incontro e bè, il peggio è di sicuro passato!
L'oblio che mi accoglie è quello dei miei sensi che si annullano sotto alla passione delle carezze del mio compagno.
La passione che fino ad un anno fa mi portava il pane in tavola ora mi ha reso schiava. E non mi lamento di certo.
Basta pensare, basta ragionare. Finalmente sono assieme a Raphaël e ciò mi basta.
Quella notte fu solo la prima di molte altre che avrei vissuto.
Io la semplice ragazza di Montmartre che troppo inesperta della vita era stata lasciata ad essa senza un sostegno,
ora ero il mio sostegno, avevo capito cosa voleva dire vivere,
e tutto grazie ad uno scherzo del destino che mi aveva mostrato la realtà.
I peggiori incubi di tutti voi sono stati la mia salvezza.
Un bacio la vostra Gabrielle.
Fine.Ж МΣТΔĿ ˙ ЯƯŁΣŻ Ж - Ж МΣТΔĿ ˙ ЯƯŁΣŻ Ж - Ж МΣТΔĿ ˙ ЯƯŁΣŻ

"There is no such thing as a moral or an immoral book.
Book are well written, or badly written.
That is all." "It's my world, you aren't in it!""When the critics disagree the artist is in accord with himself"